Scanno (L'Aquila, Abruzzo) à stato inaugurato il 12 Agosto 1996 un Museo della Lana collocato sul percorso dei tratturi che hanno portato per millenni le pecore dal centro al sud d'Italia.
Il museo ha iniziato la sua attività ricostruendo un momento particolare della storia della transumanza: la crisi della pastorizia nella Valle del Sagittario sotto la pressione della cultura industrialista. Questa difficile transizione è stata affrontata dalle comunità della Valle con un insieme di utensili, pratiche e culti che il museo cataloga, espone, restaura.

Il Museo della Lana è collocato nel centro storico di Scanno, uno dei più ricchi e conservati centri storici dell'Italia centro-meridionale. E' stato allestito in un edificio del primo Novecento, destinato a mattatoio a sua volta costruito con le pietre dell'antica porta d'ingresso del paese. E' un caso di riconversione corretta di un edificio semindustriale in un'area monumentale.


L'adattamento a sede museale ne ha mantenuto integra la struttura -un ottagono a 12 luci-, le grandi finestre, i muri di pietra e mattoni. Il Centro di studi e il Comune che lo gestiscono interverranno sul solo danno che negli anni ha intaccato l'edificio: l'abbattimento negli anni '70 del suo spettacolare soffitto ligneo.

La vita quotidiana a Scanno (1880-1930), è il titolo del primo allestimento del Museo della Lana che ricostruisce un interno di casa della Valle del Sagittario come era tra il 1880 e il 1930. In quattro ambienti -la cantina, la cucina, la camera da letto, la stanza del telaio- sono visibili gli utensili utilizzati per la gestione della casa del pastore e in parte per la lavorazione della lana e del latte e in gran parte databili ai decenni della graduale destrutturazione dell'economia pastorale.


Mobili, utensili e icone sono disposti in modo da consentire al visitatore il contatto con l'atmosfera di questi ambienti, distribuiti in piccole stanze come provano ancora molte case storiche di Scanno. Intorno a questi e altri ambienti e ai lavori e lavorazioni in essi possibili si è strutturata per secoli l'economia della Valle del Sagittario ed è rapidamente decaduta con la marginalizzazione della pastorizia.

Il museo è intitolato alla lana perché Scanno è stato uno dei centri di raccolta e di passaggio dell'allevamento delle pecore e una delle tappe della transumanza per il numero dei capi e degli abitanti impegnati in questa attività. Senza l'allevamento questo paese, come gli altri nel corso del Settecento e in gran parte dell'Ottocento, non avrebbe raggiunto la ricchezza ancora visibile nella qualità degli edifici, delle chiese, degli archivi e delle raccolte librarie.

Un centro di documentazione.Il museo è organizzato come raccolta didattica della cultura materiale, come Centro di documentazione, come banca dati dell'identità di Scanno e degli altri centri della Valle del Sagittario.
Il museo è ad articolazione mobile: prevede una rotazione annuale di allestimenti che ricostruiscono i diversi momenti del processo di trasformazione della pastorizia e i diversi aspetti delle identità dei gruppi che hanno abitato la valle del Sagittario: ne ricostruiscono la logica, ne sceneggiano le trasformazioni delle mentalità, del costume, delle lavorazioni, del commercio.
Il museo si configura come un archivio dell'ultima fase della pastorizia che visualizza vari aspetti della vita quotidiana di Scanno e della Valle del Sagittario in un periodo: l'ingresso nella società industriale e la fine dell'allevamento delle pecore.

Museo e identità. Il museo della Lana è stato progettato secondo la formula: "museo e identità". Utensili e oggetti porteranno l'identicazione delle famiglie che li hanno posseduti e, ove possibile, degli individui che li hanno costruiti e usati. Utensili e oggetti provengono dal paese dove è collocato il museo o dal suo territorio. E' per questo un museo che ha tre insiemi di visitatori fissi: gli studenti delle scuole che vanno a apprendere la storia prossima delle loro comunità, i turisti che possono osservarne i diversi aspetti attraverso una serie di allestimenti, gli studiosi che possono vedere i documenti di una versione locale dell'economia pastorale.

Una teoria della storia. La logica di questo museo è stata dettata da una teoria della cultura. Gli utensili e il loro assemblaggio in processi produttivi sono insiemi di segni che dicono molto sulla vita quotidiana delle comunità e permettono alcune ipotesi sui loro costumi e mentalità e sui processi di trasformazione che li hanno strutturati e alterati.
Gli utensili e i modi di produzione descrivono il complesso mondo della vita minima, delle sue percezioni, delle sue fissità e dei suoi moti. Una ciotola levigata da un pastore dice molto, a un lettore attento, sulla sua immagine del tempo, sulla sua abilità manuale, sulla modellistica a sua disposizione, sulla sua povertà e ricchezza.
Le scene di vita quotidiana forniscono dati da combinare con la documentazione da libro, da archivio, da tradizione iconica. E' ora che le procedure della "cultura materiale" e delle teorie sulla produzione semica connessa all'insieme degli oggetti contribuiscano più decisamente agli scenari che la ricerca storica disegna. Questa impostazione consente di osservare la funzione proiettiva degli utensili, gli effetti di fissaggio e di comunicazione delle immagini stampate, la coercizione dei percorsi e delle architetture.

Potenza della vita quotidiana. La costruzione di scene di vita quotidiana e la disposizione di utensili ha notevoli effetti conoscitivi sul visitatore occasionale che vede gli oggetti in "situazione". Le scene fanno leva sulle conoscenze triviali dei visitatori che riconoscono alcuni oggetti, sono messi in grado in grado di osservare la funzione di utensili nel giro di una-due generazioni ormai decaduti dall'uso e possono circolare liberamente in ambienti che riconoscono simili a quelli della loro vita quotidiana ma di cui possono misurare la grandezza della trasformazione.
In questo tipo di allestimenti si sceneggia la storia e la cultura. E' una operazione che consente al visitatore di cogliere le funzioni di oggetti e icone e di evitare l'inutile lettura degli oggetti isolati.
La scena introduce a molti tipi di analisi formali, consente la percezione dell'innovazione, la visione dell'arte, la comprensione delle tecniche e delle motivazioni che sono dietro a utensili e oggetti.
 Accanto alle scene vanno previste aree di descrizione delle tecniche e punti di illustrazione di opere e di oggetti in uso quotidiano che sono portatori di particolari significati per il gruppo che li ha usati. Si veda l'uso dei marchi, le forme del pane, l'iconografia dei gioielli apotropaici.

Museo, identità, educazione. Il museo della Lana è un museo di comprensorio (la Valle del Sagittario) in cui è dominante la componente di educazione alla salvaguardia dell'identità.
Per questo vengono messi in campo tutti gli strumenti educativi: campagne di lettura, sedute di multivision, guide e quaderni, visite annuali. Il Museo sa bene che nessuna identità si rafforza con l'isolamento né si esaurisce con una visita.
In questo senso promuove la conoscenza d'avanguardia nei settori che un tempo sono stati del lavoro delle comunità della Valle. La lavorazione di alcuni beni -il formaggio, la lana, le pelli. Le tecniche di restauro dell'antico- della pietra, dei quadri, dei punti di interesse archeologico. Infine i grandi percorsi della transumanza che oggi sono diventati paesaggi e ambienti da salvaguardare e da valorizzare.

Museo, mostra e mercato. Il Museo della Lana funziona anche come punto di informazione per i percorsi dei viaggiatori della Valle del Sagittario che cerchino prodotti locali -dalle pelli alla lana, dai formaggi alla cartapecora. Una Mostra biennale della Lana metterà in contatto i produttori di lana e di maglieria con l'intento di contribuire alla stabilizzazione del mercato della lana in Abruzzo.
L'attività del Museo della Lana prevede tre fasi: (i) l'allestimento della raccolta museale e la sua organizzazione in percorsi didattici tematici variabil8i (1996-1998), la costituzione del Centro di documentazione (1999-2001), (iii) l'entrata in linea della banca dati e la sua collaborazione nell'ambito dei servizi del Parco e della Regione Verde Abruzzo (2001-2003).
Già nel 1997 il Museo della Lana prevede di aprire al pubblico altri due spazi nel centro storico di Scanno e di diventare la sede pilota del museo virtuale che unirà tutti i paesi della Valle del Sagittario e in seguito della Comunità Montana Peligna.

Dalla rivista "Coltello di Delfo"
a cura di Michele Rak (Università di Siena)