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<<< Lo storico scannese Giuseppe Tanturri
(1823-81) in quell’anno, per la prima volta fa
di essi oggetto di osservazione descrivendoli in ogni particolare
(8.Monografia
di Scanno,
sta in «Il Regno delle Due Si
cilie descritto e illustrato » Vol. XVI an. 1852 fasc.
11; il testo è riportato
anche dal COLAROSSI-MANCINI op. cit. pp. 189-91 senza citare però
la fonte. Non possiamo non far notare qui come ad Anzio, ancor oggi, le
donne ornano di una treccia posticcia
di color verde o rossa o nera, secondo se nubili, maritate o
vedove.). Prima di entrare nel vivo delle
osservazioni che i vari documenti offriranno alla nostra considerazione,
leggiamo anche questa descrizione minuta del costume, diciamo moderno, da
raffrontare con quella già letta, del Torcia, su quello antico: «Le donne indossano panni se non di
lana. La gonnella, che non impropriamente chiamiamo casacca, è di colore
verde-cupo, scarlatto negli sponsali. con fitte pieghe al di dietro; che
raccoglie e congiunge da un pezzo di panno a foggia di camiciuola, tolgono
a chi la indossa ogni garbo di vita, la quale perciò non rimane che
pochissimo spezzata, cambrèe, come direbbero i francesi. Il giustacuore, comodino, diviso dalla
gonnella. è. di panno turchino scuro, a larghe maniche pieghettate sulla
spalla e ne’ polsi ed è guarnito di fettuccia colorata nell’estremità.
Nel davanti chiude esso il petto quasi fino al collo: nel di dietro ha
piccola faldina sporgente ad uso di coda; ma nuovo e bizzarro è il modo
di stringerlo ed abbottonarlo. Divisa la lunghezza delle sue faldine in
tre parti, nella prima parte superiore sono quattro bottoni di argento
disposti verticalmente che le chiudono; nel mezzo sono altri sei bottoni
disposti in due ordini su un piccolo pezzo quadrilatero intagliato che
chiamano pettiglia, e nella parte inferiore vengono chiuse con quattro
ciappolette, grappi Il grembiule denominato mantera,
suol’essere di tessuto di lana non gualcato, e di colore scarlatto, o
cremisi o cinerino o violetto. Dividono i capelli dal sincipite
all’occipite in due porzioni che accolgono posteriormente in due
ciocche; le quali intrecciate vagamente con lacci di seta di vari colori
girano sul capo a mò di corona, lasciando dietro le orecchie due trecce
con bel garbo disposte a semicerchio, le quali solamente son visibili.,
mentre il rimanente resta più o meno coperto da un’originalissimo
cappelletto. E’ il cappelletto una specie di turbante che diversifica da quello mussulmano perché di poco più alto, con coda più lunga, per nulla increspato nel davanti, ed è amovibile senzaché resti scomposto. La tocca, il fasciatoio e il violetto ne sono i componenti. La tocca è una fascia di bambagia a
più pieghe, alta mezzo palmo circa, che si avvolge dalla fronte all' occipite
da questo a quella, e costituisce, direi, quasi l’ossatura del
cappelletto. Il fasciatoio è un
pezzo di merinos, ovvero di tessuto di lana non gualcato, di colore
turchino-scuro, della forma di un asciugamani, la cui metà spiegano sul
vertice, nel mentre adattano il lembo destro sul sinistro e l’estremità anteriore
rovesciano sulla posteriore facendo rimanere dalla fronte in su un quadrilatero
più o meno alto; e quindi compiegare il lembo sinistro sul destro,
arrotondano gli angoli anteriori, e ritengono con spille nel di dietro
all’orlo superiore della tocca le due parti ristrette, che vanno così a
cadere penzoloni fin presso alla regione infrascapolare. pag.4 >>> |