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capelli secondo quanto testimoniano i dotali dei secolo XVII, venivano
preventivamente raccolti in reticelle (rezzole)
sull’uso delle quali fino a tempi a noi vicini ce ne conferma il
Celidonio: « Le rizzole si usarono da qualcuna di condizione agiata e col
cappellino sin quasi a memoria nostra ». -----
(3.Op.
cit., p. 17). In
un corredo dotale del 1643 sono elencati: La mancanza dei lacci, riscontrata anche in altri documenti si spiega solamente col
fatto che essi erano allora ignorati, e la loro presenza, documentata solo
molto tardi, sta a provare come i lacci rappresentino una fase di
trasformazione subita dal costume stesso. Già da questo, e da quanto
ancora andremo ad esporre, la troppa sostenuta ipotesi dell’antichità
del costume scannese viene automaticamente a perdere ogni sostegno di verità. In un dotale del 1715, presso di me -----
(4.Lo
pubblicai nell’art. cit.), ----- nella scrupolosa descrizione
di uno dei più ricchi corredi pervenutici, ancora ai cordoni nessun
accenno; come pure sono assenti in quella riproduzione del costume
scannese su una grande coppa in porcellana conservata nella raccolta del
Marchese Guerrieri Gonzaga, preziosa opera della Reale Fabbrica di
Capodimonte (1735-59), in cui la donna ivi raffigurata indossa un turbante Alcuni decenni più tardi (1789) il Liberatore, parlando delle nostre donne nota solamente che esse: "vestono panni rossi, con degli
scarlatti in sulla testa, con delle collane di monete di oro ed altri
ornamenti similmente d’oro" -----
6.
Ragionamento sul
Piano
Cinqueimiglia,
Napoli, Manfredi, 1789..) Il 1700
si chiude offrendoci un importantissimo documento, il solo rimastoci, che
interessa il costume antico, costituito dalla minuziosa descrizione di
questo, Ne
riportiamo integralmente il testo: "La gonnella di panno è di tinta
immarcescibile paesana, a segno che neppure l’urina del gatto la stinge:
è poi tagliata a guisa di toga o stola sino ai talloni lavorata colle
loro mani. Viene ornata nel lembo da varie fascie posta una sopra
all’altra di scarlato, o di vellutino in seta color diverso da quella
della toga. Le maniche strette nella parte superiore sono guarnite di
nocchettini di fettucce. in guisa d’un grazioso ricciato dall’omero al
polso, di colore anche differente dal fondo del panno. Le cuciture delle
maniche sono ornate di liste di scarlatino, o vellutino corrispondenti e
legati insieme da un lavoro che con vocabolo paesano è detto interlacci. Il petto e la schiena della gonna sono parimenti ornati
con simile lavoro. La pettina chiusa da due grappi di argento in forma di bulle
antiche sulle due mammelle viene stretta su i fianchi da bottoni di
argento o pure da lacci di seta. Sotto portano la vera tunica
senza maniche, qui detta casacca; cuoprono le gambe con calzette di panne blò o verde, ricamate in oro o in seta e ai piedi con
pianelle o sia pantofole, coverte di raso color diverso dal fondo, e
ricamate in oro o in argento. Nei giorni di lavoro le poverette vanno in
campagna con certe pelli cucite alle piante delle calzette, che
rassomigliano esattamente alla solee
delle antiche figure. La testa viene coverta da un fasciatolo di saia
blò, da esse parimenti tessuta con varii fui ed intrecciati ricami in
seta degni di Aracne. Il fasciatoio sta legato da un violetto, cioè veletto
sottile di bambagia intrecciato con fili di
seta di vario colore, e questo ripiegato indietro e pendente a due code
compisce un ornato ancor più grazioso che quello del turbante delle donne
turche. Il ricamo del fasciatoio vien detto rose-strocche, e il turbante cappelletto". E’ possibile che in tanta precisione di particolari siano sfuggiti proprio i cordoni così vistosi e interessanti? Non lo possiamo credere e quindi siamo certi che alla fine del settecento, il costume muliebre rimaneva sostanzialmente identico seppure vogliamo concedere qualche piccola differenza a quello usato nei secoli precedenti: con apoteosi di colori molto accesi, niente lacci e niente cappellitto che potesse richiamare in qualche modo quello attuale. D’altronde il secolo XVIII ci ha
fornito il maggior numero di riproduzioni figurative dei nostro costume da
non lasciar dubbi sulle sue varie descrizioni, che peraltro, come già
facemmo osservare, concordano tra esse alla lettera -----(7.Nel
Museo di Capodimonte in Napoli, vi è un’altra riproduzione del costume
scannese su un tondo in porcellana applicato in un mobile. Altre
riproduzioni :si possono vedere in AGOSTINONI: Altipiani d’Abruzzo, Bergamo 1912 (ristampa) pp. 155, 158. Nella Collezione
fotografica
del Ministero della
P. Istruzione, ai mi.
863941, presso il Gabinetto fotografico della Direzione Generale
Antichità e Belle Arti e ne « .1 paesi
e te /Oflti
della Fiaccola sotto il moggio, ne IL SECOLO XX, Milano 1905,
n. 5, p. 409 e segg.). pag.3
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