Nota dominante dei folklore di questo pittoresco paesino è la originale ed austera foggia dell’abbigliamento femminile. L’indagine sulla origine e provenienza del costume ha appassionato moltissimi cultori di studi abruzzesi sperando di poter illuminare, nello stesso tempo, l’altra discussa questione: la origine di Scanno.  

Il fatto che un costume cosi tipico rimanesse circoscritto al solo Scanno senza che se ne rinvengano oggi tracce nei centri vicini ed aggiungendo alcune strane usanze vive nel paesino volute di diretta importazione orientale tesi peraltro discutibile hanno indotto molti studiosi ad opinare che il nucleo primitivo, dal quale si sviluppò il moderno centro, fosse costituito da una collettività, immigrata da chissà quali lontane regioni, che amò custodire tutto il patrimonio etnico e folkloristico della propria terra d’origine.

Ancora oggi il costume muliebre scannese sta a testimoniare, dopo secoli, un trascorso storico che attende di essere svelato.

I più antichi documenti che c’informano della foggia dello abbigliamento delle donne scannesi, sono costituiti da alcuni corredi dotali dei secoli XVI-XVIII, da noi già pubblicati ----- (1.G.MORELLI: Le antiche carte dotali abruzzesi, in ATTRAVERSO L'ABRUZZO, 1959 n.1. Parte dei documenti ivi riportati furono già pubblicati in un fascicoletto oggi introvabile, da G. CELIDONIO: Antichi corredi dotali scannesi, Casalbordino, De Arcangelis, 1898.), ----- nei quali è descritto con minuzia quanto la sposa portava al marito e nel corso del lungo elenco degli oggetti e dei capi di vestiario si leggono, coloriti dal pittoresco dialetto dell’epoca, anche le varie parti del costume.

Ad integrare i documenti verbali ve ne è uno figurativo costituito da un piatto in ceramica sul quale sono raffigurati un uomo e una donna scannesi entrambi in costume. Il prezioso oggetto, conservato presso una famiglia di Scanno, è firmato "Carlo de Simone Napoli ", e lo si può far risalire verso il secolo XVIII, forse all’epoca dell’attività della Real Fabbrica di Capodimonte (1135-1759).

Alcuni sostengono che il costume ivi riprodotto sia quello in uso intorno ai secoli XV-XVII ----- (2.COLAROSSI-MANCINI: Storia di Scanno, Aquila, Vecchioni, 1921, p.160), ----- ma non si hanno prove sicure; tuttavia è evidente la diversità dell’insieme da quello attuale che pur rimanendo sostanzialmente identico nelle sue varie parti, differisce sopratutto nel copricapo o turbante, dialettalmente cappellitto, elemento questo il più originale e il più interessante del costume, dove su di esso si è accentrata la maggior attenzione degli studiosi.

Ma l’originalità del cappellitto non è solamente nella sua strana forma, ma è dovuta sopratutto, e possiamo dire unicamente, da quel grazioso motivo ornamentale rappresentato dall’uso di intrecciare i capelli, preventivamente divisi in due trecce, con. dei cordoni colorati, chiamati in dialetto lacci. Ad un superficiale primo esame nessuna traccia se ne è rinvenuta altrove di una usanza simile, per cui si è giustamente concluso che tale moda scannese sia l’unico esempio esistente nella storia dei costumi.

Nel corso del nostro studio vedremo invece come tutti coloro i quali trattarono del costume in questione dimostrarono di ignorare alcuni importanti elementi che avrebbero altrimenti portato già da tempo ad una soluzione della dibattuta questione: da quando cioè i lacci per la prima volta vennero indossati come ornamento, e quali potettero essere gli elementi stranieri o solamente locali che assimilati, determinarono tale nuova stagione di eleganza e buon gusto in seno alla moda scannese.  

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