La lavorazione della lana,scanno lavorazione della lana

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*La lavorazione della lana non era effettuata durante il periodo estivo in cui le greggi dimoravano sulle montagne poiché le donne dovevano coadiuvare i mariti nell'industria armentaria, ma non appena le greggi transumavano dall'Abruzzo nel Tavoliere delle Puglie, le donne riprendevano la lavorazione della lana durante l'autunno e l'inverno; quindi la mano d'opera per la lavorazione della lana era esclusivamente femminile.
In ogni famiglia si costituiva un piccolo lanificio; i piccoli solevano scarmigliare (in gergo dialettale "scarminà") la lana, le donne poi la cardavano, la filavano, la ordivano, la tessevano.
Gli apparecchi usati erano semplici e di struttura primordiale; dalla cardella alla conocchia, dall'arcolaio all'aspo ed il piccolo telaio a mano che si usa ancora oggi.
I tessuti ottenuti venivano venduti in tutto l'Abruzzo ed anche in regioni lontane, confezionati, o a metraggio nelle fiere primaverili dalle stesse donne. Si racconta per tradizione che una comitiva di donne recatisi in epoche remote a vendere nella fiera di Paliano (prov. di Frosinone) transitando per Filettino furono rapite da quei cittadini attratti dal costume e dalla loro bellezza. Esse - dice la tradizione - non tornarono più in paese.
L'industria della lavorazione della lana fiorì fino a che non decadde l'armentizia e la grande industria non annientò la piccola. Tale decadenza si aggira verso il 1870. sino al 1860 era ancora fiorente, notizia desunta da vecchi del paese che a loro volta l'hanno appresa da quelli che verso il 1860 esercitavano tale attività. La vendita dei tessuti fuori Scanno si effettuò poi per mezzo degli uomini. Alla mano d'opera femminile si sostituì in seguito quella dei cardatori che venivano dai paesi vicini.
La lana che si ricavava dal gregge di proprietà degli scannesi era di un colore scuro e con essa si potevano confezionare vari oggetti per uso domestico: i mantelli a ruota chiamati in dialetto cappe; le uose chiamate strangunére, vestiti, camici ecc.
La lana bianca non si usava nel colore naturale, ma si tingeva.
Le donne erano specializzate in questo ramo e risulta dai documenti che il Re di Napoli, quando fondò il setificio di San Leucio, chiamò come insegnante di tessitura e tintoria tale Colomba Mancinelli, scannese.
 

* Scanno Guida storico-artistica, Accademia dei Gelati, Ed. Edigraf Roma 1972

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........by Federico e Roberto